lunedì 12 ottobre 2009

La scoperta dell'America

Perhaps, after all, America never has been discovered. I myself would say that it had merely been detected.

Così Mr. Erskine a Lady Agatha ne Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde.
Ho scelto la lingua originale, perché tutte le traduzioni che conosco non rendono giustizia al testo:
- Forse, dopo tutto, l'America non è mai stata scoperta. Io personalmente direi che è stata appena intravista
- Forse l'America non è stata mai scoperta. Secondo me è stata semplicemente avvistata.
- Forse. dopo tutto, l'America non è mai stata scoperta. Io direi che è stata solo rivelata...
E così via.
Quel "detected" è un bel problema. Cosa avrà voluto intendere il corrosivo O. Wilde, dicendo che l' America è stata detected?
Un'idea ce l'ho, ma sentiamo prima cosa ne pensa il mio adorato Hazon.
To detect
v.tr.
1 scoprire; scovare; sorprendere qlcu. sul fatto
2 intravvedere; percepire, discernere
3 (rad.) rivelare.
Dunque dunque, la mia ipotesi sembrerebbe, in qualche modo, confermata:
- Forse, dopo tutto, l'America non è mai stata scoperta. Per conto mio è stata semplicemente SMASCHERATA.

sabato 10 ottobre 2009

Nobel

Ecco cosa ho trovato nella mia casella di posta:

This morning, Michelle and I awoke to some surprising and humbling news. At 6 a.m., we received word that I'd been awarded the Nobel Peace Prize for 2009.

To be honest, I do not feel that I deserve to be in the company of so many of the transformative figures who've been honored by this prize -- men and women who've inspired me and inspired the entire world through their courageous pursuit of peace.

But I also know that throughout history the Nobel Peace Prize has not just been used to honor specific achievement; it's also been used as a means to give momentum to a set of causes.

That is why I've said that I will accept this award as a call to action, a call for all nations and all peoples to confront the common challenges of the 21st century. These challenges won't all be met during my presidency, or even my lifetime. But I know these challenges can be met so long as it's recognized that they will not be met by one person or one nation alone.

This award -- and the call to action that comes with it -- does not belong simply to me or my administration; it belongs to all people around the world who have fought for justice and for peace. And most of all, it belongs to you, the men and women of America, who have dared to hope and have worked so hard to make our world a little better.

So today we humbly recommit to the important work that we've begun together. I'm grateful that you've stood with me thus far, and I'm honored to continue our vital work in the years to come.

Thank you,

President Barack Obama

giovedì 8 ottobre 2009

Rosy Bindi for President!


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Dopo il proclama del Capo, il quadro è finalmente chiaro. I magistrati sono di sinistra, e questo già si sapeva. La tv pubblica, eccetto Topo Gigio, è di sinistra. Il 72% dei giornali è di sinistra (non il 71 e nemmeno il 73: il 72, l’ha detto Lui). La Corte Costituzionale è di sinistra, il Quirinale è di sinistra, gli arbitri in genere sono di sinistra, e anche i vigili che danno le multe sono di sinistra, i professori che rifilano 4 a mio figlio sono di sinistra, il vicino di casa che appesta il pianerottolo con la sua frittura è di sinistra, la signora che mi ha scippato il parcheggio è di sinistra, come la Regina di Biancaneve, Veronica Lario e la Costituzione: tutte di sinistra.

La sveglia alle sette è di sinistra, la barba da radere è di sinistra, il caffè amaro è di sinistra, i calzini bucati e gli ingorghi al semaforo sono di sinistra, il capufficio odioso è di sinistra, la moglie che mi ricorda le commissioni da fare è di estrema sinistra. Il Superenalotto è di sinistra, altrimenti vincerei. Gli stranieri, i comici, i miliardari e i gatti neri sono di sinistra. Le escort sono di sinistra, ma solo quelle che chiacchierano, naturalmente. Cavour era di sinistra, come Montanelli e Barbarossa, del resto. Fini è di sinistra e pure le previsioni del tempo, se segnalano pioggia. Persino io, quando non digerisco la peperonata, divento di sinistra. Da noi l’unica disgrazia che non sia di sinistra è la sinistra.

P.S. Viva l’Italia, viva Berlusconi! (anche questo l’ha detto Lui).
Massimo Gramellini, La Stampa 8 ottobre 2009

mercoledì 7 ottobre 2009

Niente lodo, come godo!

martedì 6 ottobre 2009

Latinorum

L'Azzecagarbugli di Silvio B., dal cilindro del suo latinorum, ha tirato fuori la formula "Primus super pares". Mavalà mavalà mavalà!!

lunedì 5 ottobre 2009

Il ragazzo che sorride

Grande felicità. In Grecia i socialisti hanno vinto le elezioni. Spero che ne facciano un buon uso!

domenica 4 ottobre 2009

Ciao, Negra

L'Argentina piange Mercedes Sosa "cantora popular", simbolo della resistenza.

giovedì 1 ottobre 2009

Satira=Risata

«Quando si teorizza tanto su una faccenda che dovrebbe essere così semplice come la satira politica, ovvero la satira contro il potere usato male, chiunque abbia il potere, vuol dire che non ci si diverte più».
O.d.B. (Caro O.d.B., quanto ci manchi!).

martedì 29 settembre 2009

29 settembre: San Michele

"San Michele
Aveva un gallo
Bianco rosso verde e giallo
E per addomesticarlo
Gli dava latte e miele".

Quante volte ho addormentato la mia bambina con questa filastrocca! Lei si gingillava con un gallettino di ceramica e dopo poco, giù!, crollava.
Un giorno il gallettino cadde e si frantumò in mille pezzi.
Dovrò conservarne io il ricordo, perché la bimba era troppo piccola per rammentarlo.

mercoledì 23 settembre 2009

La Georgia, il Tibet e la libertà di stampa (in Italia)

Sul Giornale di Feltrusconi l'altro giorno è comparso un trafiletto a firma Mario Cervi.
Lo stesso giorno in Toscana "Un terremoto di magnitudo 4.2 è stato registrato alle ore 22:04 dagli strumenti della Rete Sismica Nazionale dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nel distretto sismico del Mugello... I comuni entro i 10Km dall'epicentro sono: BARBERINO DI MUGELLO (FI), SAN PIERO A SIEVE (FI), SCARPERIA (FI). Tuttavia la scossa si è distinta chiaramente anche nei seguenti comuni entro i 20 km dall'epicentro: CASTIGLIONE DEI PEPOLI (BO), BORGO SAN LORENZO (FI), CALENZANO (FI), FIRENZUOLA (FI), SESTO FIORENTINO (FI), VAGLIA (FI), VICCHIO (FI), CANTAGALLO (PO), VAIANO (PO), VERNIO (PO).".
Fonte: Il sussidiario.net http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=37534

Sono più che sicura che l'epicentro del sisma fosse Fucecchio, e per la precisione il cimitero, dove riposa Indro Montanelli. Godetevi il pezzo (rubrica "La stanza", mi capite?!) e se ne avete voglia comparatelo con uno -uno a caso- dei deliranti proclami delle B.R. del tempo che fu.

"Non riesco a capacitarmi del fatto che si tolleri con tanta leggerezza il proliferare di giornali nuovi, vedi quello di Marco Travaglio, l’uomo più viscido della sinistra disfattista e sempre alla ricerca di nuovi modi per indebolire il premier, vista la continua ascesa dello stesso nel consenso degli italiani. Possibile che l’avvocato Ghedini non riesca a trovare un reato plausibile per la chiusura di queste «vipere» che strisciano con il continuo intento di mordere il premier e causarne la morte politica? Un giornale che palesemente offende e denigra il capo del governo va subito chiuso. Lasciamo poi le critiche a chi è nato per criticare tutti gli avversari politici. Una volta creato l’esempio gli altri giornali di sinistra si guarderanno dal continuare ad offendere il premier e la sua coalizione. Possibile che non si riesca a trovare una norma che preveda l’attentato morale al capo del governo? Io credo che l’unica soluzione a questo continuo stillicidio di calunnie sia quello di rispondere con i sistemi usati (che io non approvo) da Putin nei confronti della Georgia, e della Cina nei confronti dei monaci tibetani: «La forza». Dopo una serie di bastonate inflitte a Franceschini, D’Alema, Travaglio, Santoro e Maurizio Mannoni, si vedrebbero subito i risultati, si vedrebbe il ritorno del rispetto nei confronti di Berlusconi".

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=382733

giovedì 10 settembre 2009

S'impara sgobbando (nessuno nasce imparato)

Estratto del discorso rivolto agli studenti dal Presidente Barack Obama

So che per molti di voi questo è il primo giorno di scuola. E per chi è all’asilo o all’inizio delle medie o delle superiori è l’inizio di una nuova scuola, così un minimo di nervosismo è comprensibile.

Immagino che tra voi ci siano dei veterani a cui manca solo un anno per concludere gli studi e quindi contenti. E, non importa a quale classe siate iscritti, qualcuno tra voi probabilmente sta pensando con nostalgia all’estate e rimpiange di non aver potuto dormire un po’ di più stamattina. So cosa vuol dire. Quando ero giovane la mia famiglia visse in Indonesia per qualche anno e mia madre non aveva abbastanza denaro per mandarmi alla scuola che frequentavano tutti i ragazzini americani. Così decise di darmi lei stessa delle lezioni extra, dal lunedì al venerdì alle 4,30 di mattina. Ora, io non ero proprio felice di alzarmi così presto. Il più delle volte mi addormentavo al tavolo della cucina. Ma ogni volta quando mi lamentavo mia madre mi dava un’occhiata delle sue e diceva: «Anche per me non è un picnic, ragazzo».

Ora, io ho fatto un sacco di discorsi sull’istruzione. E ho molto parlato di responsabilità. Della responsabilità degli insegnanti che devono motivarvi all’apprendimento e ispirarvi. Della responsabilità dei genitori che devono tenervi sulla giusta via e farvi fare i compiti e non lasciarvi passare la giornata davanti alla tv. Ho parlato della responsabilità del governo che deve fissare standard adeguati, dare sostegno agli insegnanti e togliere di mezzo le scuole che non funzionano, dove i ragazzi non hanno le opportunità che meritano. Ma alla fine noi possiamo avere gli insegnanti più appassionati, i genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla basta se voi non tenete fede alle vostre responsabilità. Andando in queste scuole ogni giorno, prestando attenzione a questi maestri, dando ascolto ai genitori, ai nonni e agli altri adulti, lavorando sodo, condizione necessaria per riuscire.

Questo è quello che voglio sottolineare oggi: la responsabilità di ciascuno di voi nella vostra educazione. Parto da quella che avete nei confronti di voi stessi. Ognuno di voi sa far bene qualcosa, ha qualcosa da offrire. Avete la responsabilità di scoprirlo. Questa è l’opportunità offerta dall’istruzione. Magari sapete scrivere bene, abbastanza bene per diventare autori di un libro o giornalisti, ma per saperlo dovete scrivere qualcosa per la vostra classe d’inglese. Oppure avete la vocazione dell’innovatore o dell’inventore, magari tanto da saper mettere a punto il prossimo i Phone o una nuova medicina o un vaccino, ma non potete saperlo fino a quando non farete un progetto per la vostra classe di scienze.

Oppure potreste diventare un sindaco o un senatore o un giudice della Corte suprema ma lo scoprirete solo se parteciperete a un dibattito studentesco. Non è solo importante per voi e per il vostro futuro. Che cosa farete della vostra possibilità di ricevere un’istruzione deciderà il futuro di questo Paese, nulla di meno. Ciò che oggi imparate a scuola domani sarà decisivo per decidere se noi come nazione sapremo raccogliere le sfide che ci riserva il futuro. Avrete bisogno della conoscenza e della capacità di risolvere i problemi che imparate con le scienze e la matematica per curare malattie come il cancro e l’Aids e per sviluppare nuove tecnologie ed energie e proteggere l’ambiente. Avrete bisogno delle capacità di analisi e di critica che si ottengono con lo studio della storia e delle scienze sociali per combattere la povertà e il disagio, il crimine e la discriminazione e rendere la nostra nazione più corretta e più libera.

Vi occorreranno la creatività e l’ingegno che vengono coltivati in tutti i corsi di studio per fondare nuove imprese che creeranno posti di lavoro e faranno fiorire l’economia. So che non è sempre facile far bene a scuola. So che molti di voi devono affrontare sfide tali da rendere difficile concentrarsi sui compiti e sull’apprendimento.

Mi è successo, so com’è. Mio padre lasciò la famiglia quando avevo due anni e sono stato allevato da una madre single che lottava ogni girono per pagare i conti e non sempre riusciva a darci quello che avevano gli altri ragazzi. Spesso sentivo la mancanza di mio padre. A volte mi sentivo solo e pensavo che non ce l’avrei fatta. Non ero sempre così concentrato come avrei dovuto.

Ho fatto cose di cui non vado fiero e sono finito nei guai. E la mia vita avrebbe potuto facilmente prendere una brutta piega.

Ma sono stato fortunato. Ho avuto un sacco di seconde possibilità e l’opportunità di andare al college e alla scuola di legge e seguire i miei sogni. Qualcuno di voi potrebbe non godere di questi vantaggi. Può essere che nella vostra vita non ci siano adulti che vi appoggiano quanto avete bisogno. Magari nelle vostre famiglie qualcuno ha perso il lavoro e il denaro manca. O vivete in un quartiere poco sicuro, o avete amici che cercano di convincervi a fare cose sbagliate. Ma, alla fine dei conti, le circostanze della vostra vita - il vostro aspetto, le vostre origini, la vostra condizione economica e familiare - non sono una scusa per trascurare i compiti o avere un atteggiamento negativo. Non ci sono scuse per rispondere male al proprio insegnante, o saltare le lezioni, o smettere di andare a scuola. Non c’è scusa per chi non ci prova.

Il vostro obiettivo può essere molto semplice: fare tutti i compiti, fare attenzione a lezione o leggere ogni giorno qualche pagina di un libro. Potreste decidere di intraprendere qualche attività extracurricolare o fare del volontariato. Potreste decidere di difendere i ragazzi che vengono presi in giro o che sono vittime di atti di bullismo per via del loro aspetto o delle loro origini perché, come me, credete che tutti i bambini abbiano diritto a un ambiente sicuro per studiare e imparare. Potreste decidere di avere più cura di voi stessi per rendere di più e imparare meglio.

E in tutto questo, spero vi laviate molto le mani e ve ne stiate a casa se non state bene in modo da evitare il più possibile il contagio dell’influenza quest’inverno. Qualunque cosa facciate voglio che vi ci dedichiate. So che a volte la tv vi dà l’impressione di poter diventare ricchi e famosi senza dover davvero lavorare, diventando una star del basket o un rapper, o protagonista di un reality. Ma è poco probabile, la verità è che il successo è duro da conquistare.

Non vi piacerà tutto quello che studiate. Non farete amicizia con tutti i professori. Non tutti i compiti vi sembreranno così fondamentali. E non avrete necessariamente successo al primo tentativo. È giusto così. Alcune tra le persone di maggior successo nel mondo hanno collezionato i più enormi fallimenti. Il primo Harry Potter di JK Rowling è stato rifiutato dodici volte prima di essere finalmente pubblicato. Michael Jordan fu espulso dalla squadra di basket alle superiori e perse centinaia di incontri e mancò migliaia di canestri durante la sua carriera. Ma una volta disse: «Ho fallito più e più volte nella mia vita. Ecco perché ce l’ho fatta».

Nessuno è nato capace di fare le cose, si impara sgobbando. Non sei mai un grande atleta la prima volta che tenti un nuovo sport. Non azzecchi mai ogni nota la prima volta che canti una canzone. Occorre fare esercizio. Con la scuola è lo stesso. Può capitare di dover fare e rifare un esercizio di matematica prima di risolverlo o di dover leggere e rileggere qualcosa prima di capirlo, o dover scrivere e riscrivere qualcosa prima che vada bene. La storia dell’America non è stata fatta da gente che ha lasciato perdere quando il gioco si faceva duro ma da chi è andato avanti, ci ha provato di nuovo e con più impegno e ha amato troppo il proprio Paese per fare qualcosa di meno che il proprio meglio.

È la storia degli studenti che sedevano ai vostri posti 250 anni fa e fecero una rivoluzione per fondare questa nazione. Di quelli che sedevano al vostro posto 75 anni fa e superarono la Depressione e vinsero una guerra mondiale. Che combatterono per i diritti civili e mandarono un uomo sulla Luna. Di quelli che sedevano al vostro posto 20 anni fa e hanno creato Google, Twitter e Facebook cambiando il modo di comunicare.

Così, vi chiedo, quale sarà il vostro contributo? Quali problemi risolverete? Quali scoperte farete? Il presidente che verrà di qui a 20, 50 o 100 anni cosa dirà che avrete fatto per questo Paese? Le vostre famiglie, i vostri insegnanti e io stiamo facendo di tutto per fare sì che voi abbiate l’istruzione necessaria per saper rispondere a queste domande. Mi sto dando da fare per garantirvi classi e libri e accessori e computer, tutto il necessario al vostro apprendimento. Ma anche voi dovete fare la vostra parte. Quindi da voi quest’anno mi aspetto serietà. Mi aspetto il massimo dell’impegno in qualsiasi cosa facciate. Mi aspetto grandi cose, da ognuno di voi. Quindi non deludeteci, non deludete le vostre famiglie, il vostro Paese e voi stessi. Rendeteci orgogliosi di voi. So che potete farlo.

venerdì 4 settembre 2009

Calderoli

OGGI
"Andiamo in Vaticano - spiega il ministro - con una certezza, noi la nostra parte, da cattolici, l'abbiamo sempre fatta e lo dimostra tutto, dall'impegno sulla Convenzione europea alle battaglie sulla sacralità della vita e sui valori. Non abbiamo bisogno di supporti dal Vaticano e Oltretevere, lo hanno ben chiaro". Anche Berlusconi dovrebbe avere un incontro in Vaticano...
"Venga con noi! Noi le porte le abbiamo sempre trovate aperte, come da giovani le trovavamo aperte quando si andava in oratorio per parlare con il parroco - è la replica di Calderoli - O comunque scelga la via diretta. Non voglio dare consigli a nessuno ma credo che il premier non dovrebbe pensare a incontri ufficiali o ricorrere ad ambasciatori. Lui è una persona sincera, trasparente e diretta, come noi pecca, ma la sua trasparenza e la sua capacità di essere diretto nei rapporti è sempre stata apprezzata da chi di dovere. Quindi vada da solo o magari venga con Bossi". E cosa risponde, ministro, alle critiche di chi vede i cattolici in difficoltà nella coalizione di Governo? "Rispondo che si resta perplessi di fronte a certe analisi o a certe critiche soprattutto se provengono da chi ha sfruttato lo spirito cattolico come una etichetta per poter mangiare la bistecchina quotidiana - replica il ministro - Noi lo spirito cattolico lo mettiamo in pratica in politica ed è uno spirito che, come si vede, oggi ha sempre più peso nella nostra società". "I baciapile - conclude - guardano la bistecca. Noi abbiamo difeso invece i valori anche mentre altri si sgranocchiavano l'osso della bistecchina pure di venerdì".
Ansa, 30 agosto 2009

IERI
Atmosfera d'altri tempi per il matrimonio del segretario della Lega lombarda Roberto Calderoli con Sabina Negri, sorella del suo predecessore AL MATRIMONIO DI CALDEROLI (SEGRETARIO LUMBARD) CON SABINA NEGRI, SORELLA DEL SUO PREDECESSORE Un rito celtico per le prime nozze padane L'ex sindaco Formentini in versione druido offre sidro agli sposi e il senatur al pianoforte intona "Va' pensiero" DAL NOSTRO INVIATO GRUMELLO CREMONESE (Cremona) - Il druido Formentini ha qualche incertezza tipica dei debuttanti: chiama "vino" il sidro e "Sabino" la sposa. Ma per il resto fila tutto liscio e la prima, anzi unica, coppia legittima della Padania Libera celebra in dieci minuti le sue nozze celtiche in mostarda cremonese. Lui e' Roberto Calderoli, segretario nazionale della Lega Lombarda. Lei e' Sabina Negri, sorella del precedente segretario, spodestato tre anni fa dallo sposo. Una cupa e perfetta saga nordica che ha comportato l'esclusione del cognato Luigi dai festeggiamenti nel castello che fu degli Affaitati, gli antichi sponsor di Carlo V nelle guerre di Fiandra, e che ora appartiene ai piu' pragmatici signori Vialli, genitori dell'ex attaccante juventino e attuale allenatore del Chelsea. Per ricalcare le orme degli unici antenati riconosciuti da Bossi, sono stati messi al lavoro i piu' accreditati studiosi di cultura e tradizioni celtiche: "Servono un braciere, qualche calice, due bracciali", hanno informato i ricercatori. Ma nessun museo si e' offerto di collaborare e l'allestimento, nel cortile della splendida villa cinquecentesca, e' stato realizzato con qualche licenza storica. Il problema del braciere e' stato risolto con un bel cache - pot di ottone, di quelli con piedistallo e maniglie. I calici erano due boccali, i bracciali sono stati realizzati su commissione. Nel menu' del banchetto, in mancanza del tradizionale cinghiale, e' stato inserito il cosciotto di agnello e, al posto della Saint Honore', deprecabile simbolo del rammollimento dei costumi, si e' optato per delle crostatine ai frutti di bosco, ritenute piu' adatte a indomiti spiriti guerrieri. Invece di conquistare con le armi Villa Vialli, e poi saccheggiarne le cantine, si e' preferito pagare quattro milioni di affitto per la mezza giornata e 150 mila lire per la cena di ognuno dei 400 invitati. Invece di un bardo, e' stata ingaggiata un'orchestrina dal repertorio anni '70; ma quanti discendenti del fiero popolo dei Celti possono raccontare di aver avuto Umberto Bossi al pianoforte per suonare "Va' pensiero" al loro matrimonio? In celtico ritardo di tre quarti d'ora, la sposa era, naturalmente, bellissima. Un abito a petalo, in organza color panna profilata di verde, e molto scollato, e' stato disegnato per lei da Gattinoni, impegnato in questi giorni a corteggiare Monica Lewinsky per le prossime sfilate di ottobre. Ad accompagnarla al cospetto dell'europarlamentare Marco Formentini e' arrivato, con passo solenne, l'attore Carlo Delle Piane, assai compreso nella sua storica parte. Lo sposo, visionati i modelli dei succinti abiti del sesto secolo avanti Cristo, ha deciso che un tradizionale monopetto color fumo di Londra, completato da cravatta grigio - perla, nulla avrebbe tolto al rigore storico della cerimonia e il druido Formentini ha condiviso l'elastica interpretazione dei ruoli, ben felice di non doversi arrampicare sugli alberi a raccogliere il sacro vischio. Ultimo strappo alla regola: la scelta di una testimone napoletana, l'attrice Ida Di Benedetto. Ma nulla avrebbe potuto indebolire l'approvazione dell'ospite d'onore, Umberto Bossi, commosso di fronte alla genuina celebrazione del culto avito: "Finalmente una grande occasione storica per ricordare che non siamo latini, ma che fummo sconfitti dai latini. Domani mattina accompagnero' i miei figli alla prima scuola padana" ha annunciato con fermezza. Semplice e sbrigativa, la cerimonia non ha richiesto piu' di dieci minuti: "Roberto (o Sabina) sarai il mio sposo / a - recita la formula celtica -. Giuro davanti al fuoco che mi purifica. Esso fondera' questo metallo come le nostre vite nuovamente generate". E, hop, due monete da 200 lire della zecca italiana volano nell'ardente braciere - portavaso. Formentini offre il calice, prima a lui e poi a lei, invitando gli sposi a bere "il sidro che le mani delle nostre donne hanno spremuto dai frutti della terra genitrice". Lo scambio dei bracciali, al posto dei decadenti anelli, suggella il patto coniugale, mentre il druido, ex capovillaggio di Mediolanum, proclama: "Il fuoco fonde la materia e le braccia degli uomini hanno forgiato il simbolo della vostra unione". Applausi e commozione dei testimoni (Maurizio Balocchi, amministratore della Lega Nord per la coppia, Giovanni Torlonia e Ida Di Benedetto per lei, Augusta Formentini e Vito Gnutti per lui). Foto ricordo con le camicie verdi. Il fuoco si spegne nella fioriera: le due monete di regime hanno rifiutato di fondersi. E l'anagrafe di trascrivere le nozze. Elisabetta Rosaspina

Rosaspina Elisabetta
(21 settembre 1998) - Corriere della Sera

giovedì 3 settembre 2009

8°: NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA

"Ciò ci impone il dovere di guardare a quanti vogliono venire in Italia con una totale apertura di cuore e di dare a coloro che vengono in Italia la possibilità di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli e la possibilità di un benessere che significa anche la salute e l'apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità. E questa è la politica del mio governo".

lunedì 31 agosto 2009

Mistero Boffo

Non si può andare qualche giorno all'estero in santissima pace, che al ritorno si ritrova la merda italica lievitata oltre misura (ormai siamo arrivati al di là del Tevere).

Un commento a caso sul Giornale di oggi:
Da cattolico dico all’arcivescovo Bagnasco: non ho solidarietà verso Boffo. Se Boffo ha gusti gay se li tenga, ma Bagnasco non coinvolga noi che non ne abbiamo. E dico a Bagnasco: perché non si è mai indignato verso Repubblica per i suoi vergognosi attacchi al Capo del Governo italiano eletto dalla maggioranza del popolo e quindi anche Presidente di Bagnasco? Feltri rappresenta moltissimi elettori, come me, stanchi di vedere il nostro Presidente ingiuriato e diffamato nel silenzio quasi totale della Cei. Credo che il Giornale abbia in Vittorio Feltri un vero giornalista privo di buonismo falso e ipocrita che fa benissimo a interpretare il sentire di tanti tantissimi elettori. Non per nulla siamo la maggioranza.


"Stanchi di vedere il nostro Presidente ingiuriato e diffamato nel silenzio quasi totale della Cei".
Questa me la segno.
(oddio, me l'immagino la Cei che "commenta" 'sta roba!)



E comunque, vedo pian piano concretizzarsi un'impressione che sulle prime mi era parsa solo una botta estemporanea: in Vaticano c'è la guerra.

martedì 25 agosto 2009

Calvino mon amour

LA COSCIENZA A POSTO
(Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti).

C’era un paese che si reggeva sull’illecito.

Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere.

Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perchè quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè chiedendoli a chi li aveva in cambio di favori illeciti.

Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua autonomia.

Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perchè per la propria morale interna, ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito, anzi benemerito, in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale, quindi, non escludeva una superiore legalità sostanziale.

Vero è che in ogni transazione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che, per la morale interna del gruppo era lecito, portava con sé una frangia di illecito anche per quella morale.

Ma a guardar bene, il privato che si trovava ad intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva, senza ipocrisia, convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.

Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale, alimentato dalle imposte su ogni attività lecita e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare.

Poiché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva ad integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita.

La riscossione delle tasse, che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza di atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello Stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur provando anziché il sollievo del dovere compiuto, la sensazione sgradevole di una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili.

In quei casi il sentimento dominante, anziché di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere.

Così che era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle guerre tra interessi illeciti oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e di interessi illeciti come tutti gli altri.

Naturalmente, una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche si inserivano come un elemento di imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.

In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che usavano quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini illustri e oscuri si proponevano come l’unica alternativa globale del sistema.

Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile e ne confermavano la convinzione di essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.

Così tutte le forme di illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto.

Avrebbero potuto, dunque, dirsi unanimemente felici gli abitanti di quel paese se non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

Erano, costoro, onesti, non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici, né sociali, né religiosi, che non avevano più corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso, insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altra persone.

In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre gli scrupoli, a chiedersi ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare.

Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in mala fede.

Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sè (o almeno quel potere che interessava agli altri), non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perchè sapevano che il peggio è sempre più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che, così come in margine a tutte le società durate millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, tagliaborse, ladruncoli e gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare “la” società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante ed affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera, allegra e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.

Italo Calvino
“La Repubblica”,15 marzo 1980